come avete potuto facilmente notare sto aggiornando molto raramente il blog, a causa dello scarso tempo a disposizione e soprattutto perché è partito a pieno regime il mio blog cinepatico su comingsoon.it. Lo trovate qui
Non si tratta di uno slogan che inviti ad agire, ma una considerazione legata alla semplice navigazione quotidiana su internet per un bel po’ di ore. Chiamatelo web 3.0 o come preferite, ma se considerate che anche le grandi riviste, e con loro i quotidiani, pubblicano ormai degli articoli dalla lunghezza molto inferiore rispetto a neanche troppi anni fa vi rendete conto come la stessa cosa accada e stia accadendo a maggior ragione sulla rete, che per di più soffre della stanchezza provocata in tutti noi dalla lettura di testi tanto lunghi.
Mi viene in mente che sarebbe interessante fare uno studio sul rapporto fra l’aumento di ore dedicate alla navigazione on line e la vendita di occhiali da vista, ma sarebbe tutta un’altra storia.
Tornando al web mi sembra chiaro che la presenza di video stia sempre più caratterizando tutti i siti, siano di informazione, di intrattenimento o gli stessi blog personali, come questo.
Nella vita lavoro per una televisione e per un sito internet e mi rendo conto sempre più come sia fondamentale la compenetrazione di questi due media. Le immagini ci invadono talmente tanto da non capire più bene se in futuro sarà ancora così centrale la fruizione “tradizionale” in salotto, sul televisore. Gli hardware si moltiplicano, tablet, monitor, schermi in luoghi pubblici. Io faccio qualche video per il mio blog e mi rendo conto di dovermi dar da fare da quel punto di vista, in maniera di riuscire a girare filmati curiosi e spero interessanti, anche da solo, senza presenza di un operatore.
Fino ad ora l’ho fatto con degli smartphone, che fanno senz’altro un buon lavoro, ma non sono paragonabilli a videocamere di qualità, come le videocamere Sony. Un marchio che evoca ricordi in molti di noi, ne sono convinto. Chi non è cresiuto con marchi come walkman, o per le videocamere Handycam. Tentativi, spesso goffi, di immortalare i momenti più significativi della nostra vita. Battesimi, matrimoni, prime volte (lo so, sapete!), filmini delle vacanze interminabili da proporre a parenti e amici. Se vedete la foto qui sotto sono convinto che in molti vi lascerete andare ad una lacrimuccia (almeno chi ha fra i 30 e i 40 anni)
Handycam® Sony – Grafica di Francesco Galdo
Capirete, quindi, il perché mi sono subito indirizzato verso le videocamere Sony. Con il lavoro che faccio (lo so, sembra la pubblicità col veterinario) ho la fortuna di incontrare molte persone interessanti e piacevoli (tante quante quelle spiacevoli, a dirla tutta). Registi, attori e qualche attrice di piacente beltade (Scarlett anyone?).
Per di più un blog mi dà la possibilità di poter girare in full hd, a 1080p, cosa che per Coming Soon Television non è ancora possibile. Studiando i vari modelli di Handycam® mi sono indirizzato verso la HDR-GW55VE (i nomi dei modelli sono sempre un incrocio fra un codice fiscale e i nipoti dei robot di Star Wars). Molto piccola, maneggevole, pur mantenendo una qualità di ripresa promettente. Un altro valore aggiunto è quello di poter scattare fotografie a 20 megapixel. Perché certe volte un fotogramma rende ancora di più di un filmato.
Voi quale scegliereste e soprattutto quali sono gli eventi e i momenti della vostra vita che avete o che vorrete che rimangono sempre con voi? Una volta in pellicola ora in quella misteriosa e coinvolgente sequenza di 0 ed 1 che sono le immagini digitali
Fatevi un giro sul sito delle videocamere Sony, i modelli sono tanti e aspetto i vostri commenti e le condivisioni di questo post.
Non è la prima volta che mi capita di notare come le pubblicità francesi, in media, siano decisamente più ironiche e ben fatte di quelle italiane. In realtà è da quando ero bambino e a Roma si poteva vedere Antenne 2 (e poi France 2) che non si poteva non rendersene conto. Forse negli ultimi anni la differenza è un po’ diminuita, ma almeno per la telefonia mobile oltralpe si investe molto di più in creatività e meno in talent costosi e nazional popolari. Insomma, a me spot come quello che trovate qua sotto (“Surfez aussi vite que vous pensez”) mi sembrano di un altro pianeta rispetto a trii comici che non fanno ridere o similaria. Va anche detto, però, che Orange, il gestore telefonico ex pubblico (France Telecom) che ha prodotto lo spot ha lasciato 27 milioni di persone (fra cui il sottoscritto) senza telefono venerdì scorso per 12 ore… insomma, qualche soldino pure per migliorare le reti potrebbero spenderli, a Roma come a Parigi.
Fai “ammazzare dalle risate”. Quante volte ve l’hanno detto nella vita? Escludendo quelle in cui palesemente lo dicevano per trovare in voi dei lati positivi, diciamo un po’ l’equivalente del sempiterno “ha una forte personalità”. Nella vita una cosa (almeno) una la so fare bene, far ridere. Certo era una magra consolazione quando il palestrato di turno sgusciava via dai banchi per infrattarsi nei bagni con la biondina della III F, ma tant’è. In fondo uno dei vantaggi del nuovo millennio è il nerd al potere, il geek che spacca. Insomma la comicità non esclude mica il fascino. Cioè, insomma, non solo smart ma anche laugh is the new sexy. Specie di questi tempi se non ci rimane l’ironia e la risata come faremmo? In fondo i muscoli si afflosciano, la risata rimane. Se siete maggiorenni e avete sempre limitato i vostri spettacoli comici ad un pubblico composto dai vostri amici ora arriva un concorso che vi dà la possibilità di farlo per tanti, per la rete, per lo stivale, per la tipa/o che non vi caga. Il sito 16mm ricorda come “per noi la comicità è una cosa seria”. Non il massimo dell’originalità, ma efficace. Il concorso è partito il 7 maggio ed è dedicato a videomaker, comici singoli o gruppi, battute o barzellette. Insomma, tutti alla caccia del nuovo Woody Allen. I video, della durata non superiore ai 5′, verranno giudicati in base al livello qualitativo tecnico del video, ma ovviamente anche se fate ride’ o meno. Ricchi premi e cotillons. Per i dettagli, il regolamento e altre informazioni più dettagliate, potete andare sul sito www.16mm.it. In chiusura una cosa incoraggiante: non sarò io a giudicarvi, quindi avete possibilità di vincere!
Un altro capitolo della esilarante campagna promozionale di Sacha Baron Cohen. Questa volta vediamo il suo The Dictator intervistato nientemeno che dal mitico host Larry King. Sono convinto che questi siparietti siano molto più divertenti del film
Come saprete da qualche mese Coming Soon Television trasmette anche film. Dalla prossima settimana inizieranno molti appuntamenti interessanti che (ovviamente) vi consiglio. In particolare in seconda serata ci sarà spazio ogni sera per un film “de paiura”, ma qui sotto trovate un comunicato che vi parla della programmazione del 1° maggio. Non perdete, ad esempio, il film che ha fatto conoscere un giovanissimo ed eccellente Ryan Gosling
1° MAGGIO A TUTTO CINEMA!
Martedì 1° maggio Coming Soon Television vi propone un palinsesto speciale interamente dedicato ai film!
Alle 10:40 potrete rivedere Non desiderare la donna d’altri di Susanne Bier ed alle 16 La storia di Agnes Browne di Anjelica Huston.
Alle 18:00 Duetto a tre. Una frizzante commedia con Luke Wilson e Denise Richards. Producono Ben Affleck e Matt Damon. Il primo è il terzo incomodo del titolo originale (The Third Wheel) mentre il secondo appare in un cameo.
Alle 21:00 The Believer Premiato al Sundance Film Festival 2001 e ispirato alla vera storia di Daniel Burros, un ebreo americano che divenne membro attivo dell’American Nazi Party. Grande prova d’attore di un allora sconosciuto Ryan Gosling.
Alle 23:00 Nameless – Entità nascosta
Il pluripremiato esordio del regista di Fragile e della saga di Rec. Tratto dal romanzo La setta (The Nameless) di Ramsey Campbell, il film racconta il fascino perverso del male attraverso la terrificante storia di gruppi occultisti.
E se non ne avete mai abbastanza di horror e affini, dal 2 maggio ogni giorno alle 23 troverete film che appagheranno la vostra sete di paura e tensione. Stay tuned!
Nelle sale sta arrivando un bel film. Prima di ogni altra cosa, un potente e durissimo esempio di buon cinema, anche con i suoi difetti. Tornerò presto a parlarne, non ultimo sabato prossimo con una puntata dei Cinepatici a cui tengo molto. Per ora qui sotto trovate un servizio da me realizzato per le news di Coming Soon con un mio incontro con Daniele Vicari e Claudio Santamaria.
Alcune notizie, visioni e articoli letti in questi giorni mi hanno stimolato delle riflessioni modello flusso di coscienza che vi propongo qui sotto. In fondo è il mio blog, lo trascuro da troppo tempo, e si configura come un tipico post da blog nomecognome.comAlcune altre considerazioni, più legate a due film italiani in uscita in questi giorni me le riservo per la prossima settimana.
Una cosa che mi inquieta è la sensazione di sgomento di un 80 enne cui viene chiesto di accomodarsi dopo decenni di dominio assoluto. Un Paese in cui il delirio di onnipresenza di una classe dirigente vecchia e consumata da continui matrimoni incestuosi è sorprendente. Siamo alla lesa maestà, all’Ancien Regime che si pretende intoccabile. In un momento in cui si parla tanto con scandalo di pensioni a 70 anni fa specie trovare in ogni ambito in cui ci sia un lavoro “dirigente” persone che magari vanno in pensione, ma poi restano lì per anni, bellamente, a fare quello che facevano prima. Con un danno doppio: gravare sui bilanci dello stato (quindi nostri) e non contribuendo ad un sanno rinnovamento, anzi congestionando e sclerotizzando il sistema. Dramma vero, solo in Italia non ci si fa mai da parte, nessuno lascia un posto di potere, quindi pochi insegnano ai giovani quello che decenni di decisioni gli hanno insegnato.
91enni possono essere tranquillamente Presidenti della SIAE e del Festival di Roma e 81enni ritenere impossibile che si chieda aria nuova. Da noi non possono esistere sani rapporti fra mestro e allievo, perché quest’ultimo è semmai uno schiavo, un lacché, un portaborse. Se si ha la consapevolezza che il maestro o il barone non se ne andrà se non in punto di morte come si può avere il coraggio di ucciderli questi padri, questi maestri? Come si può proporre sane innovazioni, creare una dialettica critica costruttiva che possa far andare avanti la cultura e il pensiero di questo Paese?
Per avere un piccolo spicchio di quel potere, per sedersi allo stesso tavolo, o meglio al tavolo dei bambini, allora lo si corteggia, si diventa adulatori. Non rimane che la concessione paternalistica “octroyée”, mai la giusta pretesa meritocratica. Questo genera staticità, non si va mai avanti, l’allievo non riuscirà mai a superare il maestro, al massimo lo affianca e suona disperatamente il clacson… ma niente (in fondo siamo il Paese delle doppie file). Poi quando arriverà anche lui, devastato già dall’artrite, diciamo a 57 anni, in quella posizione, non ci penserà minimamente a cedere un millimetro anche lui fino agli 80 anni.
Eppure già nascendo ci liberiamo da una tutela, l’eco della rottura del cordone ombelicale deve essere un effetto doppler che ci accompagna per tutta la vita. Dovrebbe essere la nostra natura, quella che ci ha portato da organismi monocellulari a Belen! Molto banalmente nell’ambito che conosco meglio se verificate l’età media dei quotidianisti italiani che si occupano di cinema con quelli, non lo so, inglesi, stiamo parlando di 3, 4 generazioni di differenza e quindi un altro mondo in termini estetici e culturali.
Penso poi a quelli che scendono in piazza e lottano, 20enni, contro la modifica dell’art.18, e mi viene in mente la responsabilità indelebile che il Sindacato, i partiti e la meglio gioventù hanno nei confronti della nostra generazione, dei 20enni e dei 30enni. Come si può dimenticare la vita vissuta al di sopra dei propri mezzi per troppi anni? Come si fa a dimenticare i pensionati baby che a 40 anni e dopo 18 anni 6 mesi e 1 giorno andavano in pensione? Per non parlare dei tanti infiniti piccoli privilegi figli della demagogia politica di un Paese che ha reagito alle ferite degli anni ’70 con un consociativismo facilone che in cambio di ritorni immediati ha generato mancanza di progettualità a medio o lungo periodo e condannato i proprio figli a dover pagare questa irrazionalità. Un Paese in cui nessuna ferita si sana con un dialogo costruttivo, ma doloroso, in cui tutto è e rimane cronaca e non si storicizza mai.
I figli di quegli anni ’70 che si sono riempiti la bocca e le strade di parole (e di sangue) sono gli stessi che ora alimentano la pretesa della memoria, sono classe dirigente e da testimoni oculari pretendono l’esclusiva di come quelle pagine oscure e quei momenti tragici vengono raccontati. Non accettano di cederne l’elaborazione, la meglio gioventù ne scrive sui giornali, ne parla nei libri, in televisione, al cinema. Sempre cronaca, mai storia. Dal 1969 (strage di Piazza Fontana) sono passati 43 anni. È il momento di smetterla, soprattutto sarebbe il momento di pretenderlo.